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Nel 2025, per la prima volta dal 2018, non ci saranno contrazioni in alcuna categoria di credito: l’allentamento monetario all’orizzonte va a braccetto con la naturale ripresa dei prestiti alle famiglie e perfino alle imprese.

Almeno stando all’ultimo EY European Bank Lending Economic Forecast, nel 2024 i finanziamenti bancari ai privati in Italia si contrarranno per il secondo anno consecutivo (-1,7%), ma torneranno a crescere del 2,4% nel 2025 e del 3,1% nel 2026, in linea con le maggiori economie europee.
Per quanto riguarda in dettaglio i mutui ipotecari, le transazioni immobiliari sono diminuite contribuendo a stabilizzare i prezzi delle case e quest’anno la flessione sarà perfino superiore al 2023: -0,9% dal -0,5 dell’anno scorso; il business è però dato in crescita dell’1,7% nel 2025 e del 3% nel 2026 (leggermente sotto alla media Ue, rispettivamente al 2,8 e 4,1%).
Nel 2024 il credito al consumo rallenterà dal +5,4% del 2023 al +3,5%, mantenendo comunque un ritmo sostenuto a fronte di una media Ue di appena +0,9%; per risalire al 4,9% nel 2025 e al 5,7% nel 2026: si tratta dell’incremento più significativo a livello continentale

Alla vitalità del comparto retail si contrappone la debolezza dei prestiti alle imprese, iniziata durante la crisi del debito dell’Eurozona e interrotta solo momentaneamente durante la pandemia Covid dalle agevolazioni garantite dal governo. Le aziende tricolori hanno ripreso a ridurre il loro indebitamento subito dopo: nel 2° trimestre 2024, in particolare, i finanziamenti netti sono scesi del 4% portandolo al livello più basso dal 2005, pari a circa il 30% del Pil (ben al di sotto del 40% del 2020 e del picco del 55% nel 2010); al calo ha contribuito, a partire da gennaio, la riduzione degli incentivi nel settore delle costruzioni. L’esercizio in corso sarà il quarto consecutivo in discesa (-3,4%), il più significativo tra i principali Paesi Ue, ma – sorpresa – anche i mercato corporate tornerà a crescere, del 2,4% nel 2025 e del 2,7% nel 2026.

La riduzione dell’indebitamento riguarda naturalmente pure le famiglie e – assieme alla regolamentazione europea più stringente e alla gestione prudente delle banche – sta dando una mano, se non altro, a mantenere gli Npl attorno al 3% sul totale dei prestiti lordi: un dato superiore rispetto ad altre economie dell’Eurozona, ma pur sempre ben al di sotto della media del 12,5% riscontrata nel periodo 2015-2019. Livelli contenuti di debito rispetto ai redditi dovrebbero ulteriormente aiutare a minimizzare eventuali futuri incrementi di sofferenze, previsti al massimo al 3,5% nel 2026.

In generale EY vede, insieme al progressivo taglio dei tassi di interesse, “una grande opportunità per il settore bancario di orientare la propria agenda verso la trasformazione e lo sviluppo, con un rinnovo degli investimenti in innovazione di prodotto e tecnologie, di cui l’Artificial Intelligence rappresenterà una componente essenziale” specie in ottica customer experience. Anche quest’ultimo outlook sui nostri istituti resta comunque positivo, e lo scenario attuale offre l’occasione di riequilibrare le priorità aziendali: la necessaria attenzione posta in passato al miglioramento di qualità degli attivi e ratio patrimoniali ha creato una solida base su cui i player possono ora costruire un’agenda più orientata alla crescita.

Mediazione Creditizia, Direttori Rete e Collaboratori d’accordo sulla Ripartenza del Business

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